Questa sezione è ancora in costruzione.. a dire il vero non so ancora cosa inserire.. se qualcuno di voi ha qualche idea vi sarei grato se poteste comunicarmela...:-)
Igor è un bellissimo e dolcissimo cucciolone. Ha meno di 1 anno e per sua sfortuna ha avuto un padrone che lo ha indegnamente abbandonato nella zona del politecnico di Bari la scorsa settimana (S. Pasquale).
Salvato da alcuni ragazzi della parrocchia di S. Marcello stupiti per la sua docilità e affettuosità, ora è temporaneamente sistemato in un'area dell'oratorio. Il parroco, don Gianni, ha gentilmente concesso ai ragazzi di utilizzare lo spazio come rifugio per Igor, a patto che l'avessero accudito in tutte le sue esigenze, dal cibo alla pulizia del recinto.
Purtroppo si sa, i doveri di un 'genitore' sono moltissimi ed i ragazzi non sono stati all'altezza del compito: questo ha decretato lo sfratto del povero cagnolone per la fine di questa settimana.
Scaduto il termine Igor verrà lasciato al suo destino. Incapace di badare a se stesso ciò che lo aspetta è una morte certa.
Disperatamente desidera un padrone che si occupi di lui. Ricambierà con moltissimo amore e fedeltà cieca.
Aiutatelo ad essere felice!
Per info. Chiesa Cattolica S. Marcello, via Re David 202. Tel. 0805575519
questo che viene riproposto di seguito è un video che toglie il fiato, che mi ha fatto stare male e sentire del tutto un inetto nei confronti della cattiveria umana. animali, cani in questo caso, che vengono scuoiati vivi. è uno dei video piu' cruenti che testimoniano la ferocia degl'uomini. ne è sconsigliata vivamente la visione ai bambini e tutte quelle persone che nella loro sensibilità, potrebbero sentirsi davvero male
When undercover investigators made their way onto Chinese fur farms recently, they found that many animals are still alive and struggling desperately when workers flip them onto their backs or hang them up by their legs or tails to skin them. When workers on these farms begin to cut the skin and fur from an animal's leg, the free limbs kick and writhe. Workers stomp on the necks and heads of animals who struggle too hard to allow a clean cut.
When the fur is finally peeled off over the animals' heads, their naked, bloody bodies are thrown onto a pile of those who have gone before them. Some are still alive, breathing in ragged gasps and blinking slowly. Some of the animals' hearts are still beating five to 10 minutes after they are skinned. One investigator recorded a skinned raccoon dog on the heap of carcasses who had enough strength to lift his bloodied head and stare into the camera.
Take a look inside the Chinese fur trade
Stream This Video
Before they are skinned alive, animals are pulled from their cages and thrown to the ground; workers bludgeon them with metal rods or slam them on hard surfaces, causing broken bones and convulsions but not always immediate death. Animals watch helplessly as workers make their way down the row.
Undercover investigators from Swiss Animal Protection/EAST International recently toured fur farms in China's Hebei Province, and it quickly became clear why outsiders are banned from visiting. There are no regulations governing fur farms in China—farmers can house and slaughter animals however they see fit—meaning miserable lives and excruciating deaths. The investigators found horrors beyond their worst imaginings and concluded, "Conditions on Chinese fur farms make a mockery of the most elementary animal welfare standards. In their lives and their unspeakable deaths, these animals have been denied even the simplest acts of kindness."
On these farms, foxes, minks, rabbits, and other animals pace and shiver in outdoor wire cages, exposed to driving rain, freezing nights, and, at other times, scorching sun. Mother animals, who are driven crazy from rough handling and intense confinement and have nowhere to hide while giving birth, often kill their babies after delivering litters. Disease and injuries are widespread, and animals suffering from anxiety-induced psychosis chew on their own limbs and throw themselves repeatedly against the cage bars.
The globalization of the fur trade has made it impossible to know where fur products come from. Skins move through international auction houses and are purchased and distributed to manufacturers around the world, and finished goods are often exported. China supplies more than half of the finished fur garments imported for sale in the United States. Even if a fur garment's label says it was made in a European country, the animals were likely raised and slaughtered elsewhere—possibly on an unregulated Chinese fur farm.
Because a fur's origin can't be traced, anyone who wears any fur at all shares the blame for the horrific conditions on Chinese fur farms. The only way to prevent such unimaginable cruelty is never to wear any fur. Take PETA's pledge to be fur-free today!
Di psycodogs (del 22/02/2008 @ 17:21:16, in dal mondo, linkato 84 volte)
22 febbraio 2008 - I lupi grigi delle Montagne Rocciose, una delle specie animali piu' amata/odiata d'America, non saranno piu' protetti dalla legge e torneranno ad essere liberamente cacciati. Lo ha stabilito il governo americano. 'La popolazione dei lupi nel territorio delle Montagne Rocciose - ha detto il vicesegretario dell'Interno, Lynn Scarlett - ha di gran lunga ecceduto l'obiettivo di numero minimo che ci eravamo posti per garantirne la protezione e continua ad espandersi'. Per questo e' stata annunciato che d'ora in poi i lupi non faranno piu' parte delle specie protette dall' Endangered Species Act. Un tempo i lupi grigi erano diffusi in almeno 48 dei 50 Stati Uniti d'America. Via via il loro numero comincio' a ridursi, fino a che la specie fu praticamente decimata intorno agli anni Trenta. Per questo nel 1973 la specie, che rischiava l'estinzione, fu messa sotto protezione con un'apposita legge. Nel 1995, poi, 66 esemplari furono reintrodotti nella zona settentrionale delle Montagne Rocciose. Oggi le autorita' federali ritengono che quei 66 esemplari si siano riprodotti ad un ritmo pari al 24% all'anno e che siano in tutto 1.513 i lupi che si aggirano tra Montana, Wyoming e Idaho.
Un valido aiuto per i diabetici arriva dall'amico a quattro zampe. Un gruppo di ricercatori irlandesi è convinto che il cane, grazie all'acuto senso dell'olfatto, sia in grado di controllare i livelli di zucchero nel sangue delle persone affette dal diabete.
Il fiuto dei cani - L'idea degli studiosi dell'Università di Queen di Belfast non è del tutto priva di fondamento. I canidi, infatti, oltre ad aver dimostrato di essere utili nel fiutare le droghe e gli esplosivi hanno contribuito a molte funzioni nel campo medico. I loro meriti vanno dalla guida delle persone non vedenti, all'assistenza dei dispersi in montagna, al riconoscimento delle crisi negli epilettici. La ricerca ha urgente bisogno di stabilire se i cani possono essere addestrati a riconoscere e a reagire ai sintomi iniziali dell'ipoglicemia.
I canidi possono annusare l'abbassamento di livello di zucchero - L'allarme canino all'ipoglicemia potrebbe fornire, infatti, un importante aiuto ai pazienti poco sensibili ai sintomi, particolarmente quelli soggetti ad ipoglicemie notturne o che vivono soli. Proprio per questi motivi gli specialisti dell'Irlanda del Nord, coordinati dalla professoressa Deborah Wells, stanno cercando di dimostrare, con esperimenti scientifici, che i cani sono in grado di indicare con una certa affidabilità il pericoloso abbassamento di livello di zucchero nel sangue. Questo sarebbe un valido supporto per le persone affette da diabete che in un futuro non troppo lontano potrebbero avere accanto un amico fidato che li aiuta a vivere meglio la malattia.
Di psycodogs (del 13/01/2008 @ 19:17:23, in dal mondo, linkato 120 volte)
Non accetta la fine del "suo" micio: e scava nella tomba per riaverlo con sè di BIANCA SABATINI
LONDRA Cani e gatti. Nemici per la pelle, si dice. Ma il luogo comune s'è sbriciolato a Wigan, nei pressi di Manchester. Oscar, pastore del Lancashire, e Arthur, immenso e pacioso gattone bianco, erano invece amici inseparabili. E il loro affetto è risultato più forte della morte. Il micio è morto e il suo «gemello» è andato a disseppellirlo, incapace di accettare il distacco. La storia è stata pubblicata dal «Times» e commuove l'Inghilterra, attraverso i massmedia.
E i padroni dei due animali, ovviamente, sono diventati personaggi loro malgrado, commossi per quanto è successo. Robert Bell, 73 anni, e la moglie, Mavis, adorano gli animali. «Quei due erano inseparabili - hanno raccontato al quotidiano inglese - stavano vicini giorno e notte. Giocavano e dormivano insieme. Quando Oscar era ancora un cucciolo, era troppo piccolo e non riusciva ad arrampicarsi sul divano del salotto. Chiedeva aiuto ad Arthur. E lui, si sistemava sotto il divano per permettere all’amico di salirgli sopra, di usare il suo corpo come fosse una scaletta. Quando il gatto è morto, Oscar ci ha osservati con gli occhi disperati. Ci ha seguiti in giardino per vedere dove lo seppellivamo». Appena è scesa la notte Oscar è tornato sulla tomba, ha cominciato a scavare, e ha estratto il cadavere. «Arthur aveva il pelo bianchissimo - ricorda Robert Bell tra le lacrime - e Oscar l’ha poi leccato amorevolmente tutta la notte per togliergli la terra di dosso e restituirgli il suo meraviglioso candore. Poi s’è addormentato esausto. L’abbiamo ritrovato alla mattina accanto al cadavere del suo amico».
Ora Arthur è stato di nuovo seppellito. In una fossa più sicura e più profonda. Ma Mr. e Mrs Bell hanno cercato di compensare la perdita adottando un nuovo gatto, di nome Limpet. Che sta gradualmente diventando il nuovo amico del disperato Oscar.
Sconcertante ritrovamento, tra i giorni 17 e 18 scorsi, di due cani gravemente feriti con arma da fuoco. A fare la scoperta, i volontari di ADA e LAV che, nella zona di Carbonara 2 e Loseto, hanno recuperato i due cani meticci, assolutamente innocui ed abitualmente accuditi. I successivi esami radiologici ai quali sono stati sottoposti, hanno evidenziato la presenza nel corpo di numerosissimi pallini di piombo, testimonianza evidente che i colpi sono stati esplosi con armi destinate alla caccia. In un cane i pallini sono concentrati soprattutto nella zona degli arti anteriori, nell’altro invece, la quasi totalità dei pallini è presente nella testa oltre che in un occhio. Una tale concentrazione di pallini in zone così limitate del corpo, toglie ogni dubbio sulla volontarietà di colpire e quindi uccidere i due cani. Infatti i colpi sono stati sparati da distanza molto ravvicinata, in quanto già dopo pochi metri la “rosa” di pallini sarebbe stata così ampia, da determinare il ferimento con un numero molto più limitato di pallini.
I cacciatori sostengono, a parole, di essere i primi rispettosi amanti della natura. Nei fatti, però, come in quello accaduto nei giorni scorsi, si smentiscono clamorosamente, comportandosi da veri criminali, irrispettosi della sofferenza altrui e delle leggi dello Stato italiano. A questo proposito la sede LAV di Bari ha già provveduto a denunciare, alla Procura della Repubblica, i responsabili del gravissimo atto di inciviltà. “Chi ha sparato ai cani, ha commesso una violazione dell’art.544-ter del codice penale che prevede pene molto severe – dichiara Sara Leone, responsabile provinciale della LAV - infatti chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale e' punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La pena e' aumentata della metà se dai fatti deriva la morte dell'animale. Questa volta protagonisti sono i cacciatori che hanno mostrato il loro vero volto, quello che cercano di nascondere spacciandosi per amanti della natura”. Ora i due cani sono ricoverati presso un ambulatorio veterinario dove ricevono le necessarie cure. Per il più grave dei due la prognosi è tuttora riservata.
Maurizio Del Signore - Responsabile Figuranti Work CSAA
Programma:
- Saluti ed introduzione - Il csaa evoluzioni, orientamento sociale e politico, contatti con le istituzioni - Organi e struttura del csaa - Campi di interesse ed attività - La filosofia del work - I campi di educazione ed addestramento riconosciuti csaa - Figure tecniche nel csaa - La figura del giudice e del figurante - Metro di giudizio e finalità educative - Il rispetto della naturalità nelle gare work - Giudizio delle qualità naturali - Note su: coercizione, sottomissione, meccanicizzazione, arousal, treep, buonismo e pietismo , nell' educazione del cane - Regolamenti e campionati - Prove pratiche di giudizio per giudici di Obbedienza ( work obbedienza, rally o, protezione civile sportiva) ,Agility, difesa - Prove pratiche per figuranti difesa - Conclusioni e saluti
Crediti formativi Apnec = 16 cf Costi : €.200,00
(Soci APNEC - CSAA - CSEN - ComuniCane €. 170,00) Data : 01 e 02 Dicembre 2007 Iscrizioni: Termine ultimo per la presentazione della domanda entro il 15 Novembre. Il corso è a numero chiuso Essendo il corso ad un numero limitato di partecipanti, i posti a disposizione verranno riservati seguendo l’ordine di arrivo delle domande di ammissione.
ISCRIZIONE. inviare una mail al seguente indirizzo: claudio@psycodogs.it indicando i propri dati.
Vi verrà comunicato la modalità per effettuare il pagamento.
DOVE DORMIRE:
Il pernottamento è possibile effettuarlo presso gli alloggi delle aziende agrituristiche ed alberghiere nelle vicinanze del Centro Cinofilo PSYCODOGS:
Per le prenotazioni si consiglia di telefonare ai seguenti numeri:
Agriturismo La Cortella S.S. 271 Santeramo-Cassano - C.da Cristo Fasano 166 Cassano delle Murge (BA) Tel. 080.764008 - cell. 347.9019814 [Possibilità di ospitare cani in camera] www.lacortella.it
Azienda Agrituristica Tenuta Pietra Rosa Acquaviva delle Fonti (BA) Tel. 333.7715187 [Possibilità di ospitare cani in camera]
Azienda Agrituristica Masseria Ruotolo Cassano delle Murge (BA) Tel. 080.764511 [Possibilità di ospitare cani in camera]
Azienda Agrituristica Amicizia Cassano delle Murge (BA) Tel. 080.763393 [NON ha possibilità di ospitare cani in camera]
Albergo Reggia S. Paolo Acquaviva delle Fonti (BA) Tel. 080.762881 [Possibilità di ospitare cani in camera di piccola media taglia]
Hotel Residence Pirotta Sannicandro di Bari (BA) Tel. 080.9934455 [NON ha possibilità di ospitare cani in camera]
Masseria Pantalone Cassano delle Murge Tel. 080.775983 [Possibilità di ospitare cani in camera di piccola media taglia]
a 50 anni dal lancio restano aperti i dubbi sulla morte della cagnetta usata come cavia dai russi La misteriosa fine spaziale di Laika Partì il 3 novembre 1957 a bordo dello Sputnik, destinato a bruciare nell'atmosfera come una meteora
Laika prima del lancio
Quando il missile si sollevò dal cosmodromo di Baikonur, sotto la spinta e il fragore dei suoi motori, la cagnetta rinchiusa nella capsula cominciò a guaire penosamente e ad agitarsi nel tentativo di fuggire. Ma la stretta imbracatura che le avvolgeva corpo e zampe le impedì qualunque movimento, se non quello della testa. Poi, nei lunghi minuti in cui i propulsori del missile furono forzati al massimo per vincere la forza di gravità terrestre, l’animale si sentì schiacciato come in una morsa e la frequenza del suo cuore arrivò al limite dell’infarto, passando dagli abituali 100 a 250 battiti ogni minuto. Il terrore non abbandonò la cagnetta nemmeno quando si ritrovò, ormai priva di peso, in orbita attorno alla Terra, fra 200 e 1600 km d’altezza. Solo dopo tre ore di quella straniante condizione la bestia si calmò, ignara della sorte che l’aspettava.
IL VIAGGIO SENZA RITORNO - Cominciò così, il 3 novembre 1957, il viaggio senza ritorno della cagnetta russa Laika, il primo essere vivente ad avere varcato i confini della Terra. Ancora oggi, nel cinquantenario di quell’evento, resta insoluto il mistero su come sia veramente morta Laika: gli esperti continuano a fornire differenti versioni di quel sacrificio programmato, alcune rassicuranti, altre decisamente strazianti. Come pure resta aperto il contenzioso se si trattò di un indispensabile esperimento per aprire all’uomo la via dello spazio, oppure di un’inutile ed esibizionistica crudeltà. Appena un mese prima, il 4 ottobre 1957, l’ex Unione Sovietica aveva sbalordito il mondo collocando in orbita lo Sputnik 1, il primo satellite artificiale, dimostrando un’insospettata supremazia rispetto agli Stati Uniti nella corsa allo spazio.
I RETROSCENA POLITICI - Stando ai documenti resi pubblici dopo il crollo dell’Urss, il lancio di Laika fu un affrettato fuori programma. Galvanizzato dal successo, il presidente Nikita Kruscev chiese al capo dei programmi spaziali Sergei Korolev di anticipare a qualunque costo il volo orbitale di una cagnetta, previsto per i mesi successivi, in modo da farlo coincidere con il 40.mo anniversario della rivoluzione d’ottobre (7 novembre 1917). «Le procedure consuete dell’ingegneria spaziale furono accantonate – racconta Boris Chertok, il braccio destro di Korolev -. Non ci fu tempo nemmeno di stendere il progetto. La capsula fu costruita in officina sulla base di disegni improvvisati». Lo Sputnik 2 era una capsula a forma di cono, 4 metri di altezza per 2 metri di base, del peso di 500 kg, che sarebbe stata collocata in cima a uno dei missili balistici intercontinentali più potenti dell’epoca, l’R-7. L’abitacolo era dotato di atmosfera artificiale pressurizzata, impianto termoregolatore, e apparati di trasmissione dei parametri vitali della cagnetta. In un certo senso confortevole, ma assolutamente privo di un sistema di recupero: una volta compiuta la sua missione orbitale, era destinato a bruciare nell’atmosfera come una meteora.
LA SCELTA DI LAIKA - Anche il reclutamento della cagnetta fu estemporaneo: accalappiata mentre vagava senza padrone in una via di Mosca, fu selezionata per la sua docilità fra tanti altri compagni di sventura. Laika era una femmina bastarda di circa 3 anni, risultato di incrocio fra un husky siberiano e un terrier. Sopportò con grande pazienza i test attitudinali: le costrizioni della tuta spaziale, gli elettrodi incollati nel petto, la centrifuga per simulare l’accelerazione di gravità durante il lancio. E si guadagnò con onore quel posto nella capsula spaziale dove, secondo fonti della Nasa, fu sigillata per ben tre giorni in attesa del lancio, con le deiezioni che si raccoglievano copiose in un sacchetto. Dopo il terrore del lancio e la ritrovata calma in orbita, Laika fu sentita dai controllori di volo consolarsi mangiando la sua pappa gelatinosa. Ma fu una breve parentesi.
I DUBBI SULLA MORTE DI LAIKA - Qualcosa andò storto nell’impianto di termoregolazione. Invece di mantenersi a 16 gradi, la temperatura schizzò a 41 e la cagnetta riprese a guaire e ad agitarsi. I battiti del suo cuore, poi ritrasmessi da alcune emittenti radiofoniche, diventarono sempre più flebili. Secondo la versione ufficiale dei fatti, trascorse circa 5 ore dall’ingresso in orbita, i controllori di volo applicarono la prevista soluzione della "dolce morte", rendendo disponibile alla cagnetta un’apposita pozione velenosa già pronta in cabina. Ma nell’ottobre del 2002, nel corso di un convegno spaziale a Houston, Texas, Dimitri Malascenkov, uno degli scienziati che partecipò all’impresa, rivelò che la versione dell’eutanasia era una pietosa bugia e che in realtà la cagnetta era morta 5-6 ore dopo il lancio per stress termico. Secondo altre fonti russe (Anatoly Zak, The True Story of Laika the Dog), l’agonia della cagnetta si sarebbe prolungata per ben quattro giorni. Lo Sputnik 2 divenne la bara spaziale di Laika, fino a quando la sua orbita decadde e tutto finì, il 14 aprile 1958, con un’infuocata disintegrazione nell’atmosfera.
MONDO DIVISO - Cinquant’anni fa il mondo si divise fra coloro che esaltarono l’impresa, incuranti delle sofferenze di Laika, sostenendo che quella era l’unica via per verificare la capacità di un essere evoluto a sopportare le forti sollecitazioni del lancio, seguite dalla repentina e prolungata assenza di gravità; e coloro i quali affermavano che tutte le verifiche potevano essere fatte tranquillamente nei simulatori spaziali a Terra, sia sugli animali sia direttamente sull’uomo. Così, mentre gli animalisti protestavano davanti alle ambasciate sovietiche di tutto il mondo, gli scienziati russi, e poi anche gli americani, continuavano i loro esperimenti spaziali con cavie animali: non solo cani, ma anche scimpanzé, topolini, rane, alcuni dei quali recuperati, altri finiti tragicamente come Laika. Solo di recente, Oleg Gazenko, uno dei superstiti ricercatori che partecipò al tirocinio di Laika, ha fatto una pubblica ammissione di pentimento: «Più tempo passa e più mi rammarico per la nostra scelta. Non era proprio necessaria. Da quella missione non abbiamo imparato tanto da giustificare la tragica fine di quel cane».
a 50 anni dal lancio restano aperti i dubbi sulla morte della cagnetta usata come cavia dai russi La misteriosa fine spaziale di Laika Partì il 3 novembre 1957 a bordo dello Sputnik, destinato a bruciare nell'atmosfera come una meteora
Laika prima del lancio
Quando il missile si sollevò dal cosmodromo di Baikonur, sotto la spinta e il fragore dei suoi motori, la cagnetta rinchiusa nella capsula cominciò a guaire penosamente e ad agitarsi nel tentativo di fuggire. Ma la stretta imbracatura che le avvolgeva corpo e zampe le impedì qualunque movimento, se non quello della testa. Poi, nei lunghi minuti in cui i propulsori del missile furono forzati al massimo per vincere la forza di gravità terrestre, l’animale si sentì schiacciato come in una morsa e la frequenza del suo cuore arrivò al limite dell’infarto, passando dagli abituali 100 a 250 battiti ogni minuto. Il terrore non abbandonò la cagnetta nemmeno quando si ritrovò, ormai priva di peso, in orbita attorno alla Terra, fra 200 e 1600 km d’altezza. Solo dopo tre ore di quella straniante condizione la bestia si calmò, ignara della sorte che l’aspettava.
IL VIAGGIO SENZA RITORNO - Cominciò così, il 3 novembre 1957, il viaggio senza ritorno della cagnetta russa Laika, il primo essere vivente ad avere varcato i confini della Terra. Ancora oggi, nel cinquantenario di quell’evento, resta insoluto il mistero su come sia veramente morta Laika: gli esperti continuano a fornire differenti versioni di quel sacrificio programmato, alcune rassicuranti, altre decisamente strazianti. Come pure resta aperto il contenzioso se si trattò di un indispensabile esperimento per aprire all’uomo la via dello spazio, oppure di un’inutile ed esibizionistica crudeltà. Appena un mese prima, il 4 ottobre 1957, l’ex Unione Sovietica aveva sbalordito il mondo collocando in orbita lo Sputnik 1, il primo satellite artificiale, dimostrando un’insospettata supremazia rispetto agli Stati Uniti nella corsa allo spazio.
I RETROSCENA POLITICI - Stando ai documenti resi pubblici dopo il crollo dell’Urss, il lancio di Laika fu un affrettato fuori programma. Galvanizzato dal successo, il presidente Nikita Kruscev chiese al capo dei programmi spaziali Sergei Korolev di anticipare a qualunque costo il volo orbitale di una cagnetta, previsto per i mesi successivi, in modo da farlo coincidere con il 40.mo anniversario della rivoluzione d’ottobre (7 novembre 1917). «Le procedure consuete dell’ingegneria spaziale furono accantonate – racconta Boris Chertok, il braccio destro di Korolev -. Non ci fu tempo nemmeno di stendere il progetto. La capsula fu costruita in officina sulla base di disegni improvvisati». Lo Sputnik 2 era una capsula a forma di cono, 4 metri di altezza per 2 metri di base, del peso di 500 kg, che sarebbe stata collocata in cima a uno dei missili balistici intercontinentali più potenti dell’epoca, l’R-7. L’abitacolo era dotato di atmosfera artificiale pressurizzata, impianto termoregolatore, e apparati di trasmissione dei parametri vitali della cagnetta. In un certo senso confortevole, ma assolutamente privo di un sistema di recupero: una volta compiuta la sua missione orbitale, era destinato a bruciare nell’atmosfera come una meteora.
LA SCELTA DI LAIKA - Anche il reclutamento della cagnetta fu estemporaneo: accalappiata mentre vagava senza padrone in una via di Mosca, fu selezionata per la sua docilità fra tanti altri compagni di sventura. Laika era una femmina bastarda di circa 3 anni, risultato di incrocio fra un husky siberiano e un terrier. Sopportò con grande pazienza i test attitudinali: le costrizioni della tuta spaziale, gli elettrodi incollati nel petto, la centrifuga per simulare l’accelerazione di gravità durante il lancio. E si guadagnò con onore quel posto nella capsula spaziale dove, secondo fonti della Nasa, fu sigillata per ben tre giorni in attesa del lancio, con le deiezioni che si raccoglievano copiose in un sacchetto. Dopo il terrore del lancio e la ritrovata calma in orbita, Laika fu sentita dai controllori di volo consolarsi mangiando la sua pappa gelatinosa. Ma fu una breve parentesi.
I DUBBI SULLA MORTE DI LAIKA - Qualcosa andò storto nell’impianto di termoregolazione. Invece di mantenersi a 16 gradi, la temperatura schizzò a 41 e la cagnetta riprese a guaire e ad agitarsi. I battiti del suo cuore, poi ritrasmessi da alcune emittenti radiofoniche, diventarono sempre più flebili. Secondo la versione ufficiale dei fatti, trascorse circa 5 ore dall’ingresso in orbita, i controllori di volo applicarono la prevista soluzione della "dolce morte", rendendo disponibile alla cagnetta un’apposita pozione velenosa già pronta in cabina. Ma nell’ottobre del 2002, nel corso di un convegno spaziale a Houston, Texas, Dimitri Malascenkov, uno degli scienziati che partecipò all’impresa, rivelò che la versione dell’eutanasia era una pietosa bugia e che in realtà la cagnetta era morta 5-6 ore dopo il lancio per stress termico. Secondo altre fonti russe (Anatoly Zak, The True Story of Laika the Dog), l’agonia della cagnetta si sarebbe prolungata per ben quattro giorni. Lo Sputnik 2 divenne la bara spaziale di Laika, fino a quando la sua orbita decadde e tutto finì, il 14 aprile 1958, con un’infuocata disintegrazione nell’atmosfera.
MONDO DIVISO - Cinquant’anni fa il mondo si divise fra coloro che esaltarono l’impresa, incuranti delle sofferenze di Laika, sostenendo che quella era l’unica via per verificare la capacità di un essere evoluto a sopportare le forti sollecitazioni del lancio, seguite dalla repentina e prolungata assenza di gravità; e coloro i quali affermavano che tutte le verifiche potevano essere fatte tranquillamente nei simulatori spaziali a Terra, sia sugli animali sia direttamente sull’uomo. Così, mentre gli animalisti protestavano davanti alle ambasciate sovietiche di tutto il mondo, gli scienziati russi, e poi anche gli americani, continuavano i loro esperimenti spaziali con cavie animali: non solo cani, ma anche scimpanzé, topolini, rane, alcuni dei quali recuperati, altri finiti tragicamente come Laika. Solo di recente, Oleg Gazenko, uno dei superstiti ricercatori che partecipò al tirocinio di Laika, ha fatto una pubblica ammissione di pentimento: «Più tempo passa e più mi rammarico per la nostra scelta. Non era proprio necessaria. Da quella missione non abbiamo imparato tanto da giustificare la tragica fine di quel cane».
Multa da 4 mila euro (più altri mille) all'allevatore del Bolognese smascherato da un filmato di «Striscia»
Un frame del video trasmesso da «Striscia la notizia» sull'uso del collare elettrico su un cane
BOLOGNA - È stato condannato dal giudice di Bologna, Liviana Gobbi, l'addestratore di cani di Zola Predosa, comune della cintura bolognese, ritratto un paio di anni fa in un servizio di «Striscia la notizia» mentre utilizzava un collare elettrico su una cane a scopo dimostrativo e di addestramento. Lo ha reso noto la Lav (Lega anti vivisezione), che aveva presentato una denuncia sul caso. E.M., originario di Bari ma residente a Bologna, dovrà pagare 4 mila euro di multa, oltre al pagamento delle spese legali e di una provvisionale di 1000 euro da versare alla Lav come parte civile, per maltrattamento di animali.
LA NORMA - L'articolo del codice penale violato è il 544 ter che recita: «Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno e con la multa da 3.000 euro a 15.000 euro».
IL VIDEO - La vicenda ha avuto origine da alcune immagini realizzate con telecamera nascosta e trasmesse l'11 aprile 2005 da «Striscia», che mostravano l'addestramento di cani con collari elettrici e la sofferenza degli animali ad ogni scossa ricevuta. Il video era stato registrato nel Leccese, dove era stata organizzata la dimostrazione (il responsabile dell'allevamento che ha ospitato l'iniziativa, dopo aver assistito alla scena, aveva deciso di sospendere il seminario) (■ Il video di «Striscia la notizia»). La citazione a giudizio dell'addestratore era stata formulata dal Procuratore aggiunto Luigi Persico che nel corso dell'inchiesta aveva fatto fare una consulenza al preside di veterinaria di Bologna Stefano Cinotti. Il lavoro del consulente aveva documentato gli effetti nocivi e dolorosi sugli animali prodotti dai collari per scopi addestrativi che, secondo la consulenza, possono essere raggiunti anche con altre pratiche. «Da quel filmato è quindi scaturita la denuncia della Lav, presentata presso la Procura della Repubblica di Bologna - commenta Ciro Troiano, responsabile nazionale Lav e firmatario della denuncia - la Lav ringrazia l'avvocato Luca Ferrini di Cesena per l'assistenza fornita, e si augura che questa condanna di E.M. apra la strada ad una più ampia riflessione mirata a individuare nell'uso di strumenti coercitivi quali collari elettrici o similari, bastoni con punte elettriche e altri congegni atti a procurare scosse elettriche ai cani»
tratto da : http://www.corriere.it/animali/07_ottobre_08/collare_elettrico_allevatore_condannato.shtml
Ho appena letto la notizia, data dalla stessa Licia Colò. Pare sia vero. Purtroppo. La trasmissione del Venerdi condotta da Licia Colo' "animalianimali e..." è stata cancellata dal palinsesto Rai.
LA TV E' STATA SPENTA 25 set 07 - l. colò Certe convinzioni non vivono solo perchè la TV dona loro voce.
25 settembre 2007 - Il caso di Briciola, come molti altri, l'avrei volentieri portato in televisione, ma l'edizione televisiva di "animalieanimali e...", in onda in diretta il venerdì mattina su rai 3, è stata cancellata. Non avremo quindi più spazi tv per denuncie o appelli. Dovremmo accontentarci del web e del prezioso passaparola... La prossima estate avremo un nuovo spazio quotidiano di 10 minuti, ma sarà registrato e quindi di conseguenza, sarà un'altra storia. La cosa mi dispiace, ma non mi preoccupa più di tanto. Certe convinzioni hanno ali forti e grandi e non vivono solo perchè lo schermo televisivo dà loro voce. Per ora è così, domani magari le cose cambieranno di nuovo e la televisione amplificherà ancora le nostre voci. Grazie a tutti voi di essere sempre qui con me. Un sorriso. licia colò ------------------------------------------------------------- Sarebbe una buonissima idea cercare di farla continuare, scrivendo tutti, meglio lettere cartacee, a:
Claudio Petruccioli Presidente RAI Viale Mazzini 14 00195 Roma
Paolo Ruffini Direttore Rai Tre Viale Mazzini 14 00195 Roma
Ho letto la notizia della cancellazione dell'edizione televisiva di "animalieanimali e...", in onda in diretta il venerdì mattina su rai 3.
Esprimo il mio grande rammarico per la scomparsa di una trasmissione utile, sensibile e con un buon livello d'intrattenimento.
Lo spazio si sensibilizzazione e appelli gestito con garbo e decisione da Licia Colò, assistita da tanti esperti, mancherà soprattutto a tutti gli animali maltrattati e abbandonati e anche agli spettatori amici degli animali e dell'ambiente. Spero molto in un Vostro ripensamento che riconduca "animalieanimali e..." nelle nostre case anche quest'anno!
IL CANE MUORE: RICONOSCIUTI 1.200 EURO COME “DANNO NON PATRIMONIALE”. PLAUSO DELL’ENPA
Un giudice romano ha emesso una sentenza storica a favore del proprietario di un cane morto per la manifesta incompetenza del veterinario: il colpevole è stato condannato – oltre ad altre spese - al pagamento di 1.200 euro come “danno non patrimoniale”, ovvero è stato riconosciuto il danno emotivo e biologico inferto alla persona che ha perso il suo quattrozampe. L’Enpa plaude alla decisione del giudice Maurizio Maselli della XIII sezione del Tribunale di Roma, ringraziando al contempo l’avvocato Rossella Minio; hanno entrambi lavorato su una vicenda triste traendone un esito positivo: il giusto riconoscimento del dolore provato per la perdita di un affetto. La vicenda ha inizio nel gennaio 2003, quando Macchia, una piccola meticcia di 5 anni, senza essere vista inghiotte un boccone che va ad ostruirle l’esofago, provocando in breve problemi respiratori evidenti nell’animale; il padrone la porta d’urgenza da un veterinario romano e, non avendo assistito all’ingestione dell’osso, chiede aiuto allo specialista. Il veterinario, un professionista di zona Cinecittà, esegue lastre poco visibili in punti diversi del corpo dell’animale (ma non nella zona interessata), giungendo a una diagnosi errata; quando a distanza di un paio di giorni l’animale peggiora, arriva ad operarla asportandole l’utero, convinto che si trattasse di un’infiammazione ai genitali del cane e aggravando un quadro clinico già in crisi per il blocco dell’esofago. Dopo 4 giorni di agonia, il padrone consulta un altro veterinario che, pur identificando subito il problema in modo corretto, non è in grado di fare nulla per il cane che è ormai moribondo. La responsabilità del veterinario incompetente è risultata evidente dalle prove presentate, ma un giudice meno attento avrebbe potuto limitarsi a una condanna al pagamento del valore patrimoniale dello sfortunato animale o delle spese sostenute, mentre la sentenza recita esplicitamente che il padrone di Macchia ha subito “la rottura di un legame affettivo”. Il risarcimento è notevole anche per entità, a riprova dell’importanza data dal magistrato all’evento luttuoso vissuto dall’uomo, che ha assistito impotente al peggioramento e all’agonia del suo amico. (7 settembre)
La tragedia di Adelfia, dove un contadino è stato assalito e sbranato da un branco di cani randagi mentre era in un terreno di sua proprietà, ha riportato alla luce un fenomeno, quello appunto del randagismo, presente anche nella nostra città, affrontato in assemblee pubbliche e denunciato su AcquavivaLive.it.
Sul tema abbiamo sentito il parere di un esperto, Claudio Minoli, consulente del comportamento del cane e titolare del centro 'Psycodogs'. “La vicina Adelfia sembra vivere un'odissea da Far-West: accette, carabine, fucili e spranghe per difendersi dai cani. Sono animalista - sottolinea Minoli - mi occupo del comportamento del cane da oltre 15 anni, ho condotto studi approfonditi sul comportamento del lupo e lavoro quotidianamente con cani problematici. Vivo all'interno di un branco di 35 cani e non ho mai subito una sola aggressione da parte loro in vita mia.
E' vero, è un branco socializzato con l'uomo, ma non per questo vengono meno i comportamenti atavici. Un branco, per arrivare ad aggredire nel modo descritto dalle riviste e dai media, è sicuramente esasperato. Il motivo c'è, e si può descrivere con un'unica parola: risorse. Fame, territorio, istinto di sopravvivenza. Vita. E' la legge della natura che si è scatenata in maniera nefasta, nei confronti di un uomo, arrivando a compiere il più deplorevole dei gesti. Il mio pensiero va alla vittima ed ai suoi familiari, ai quali sono vicino nel dolore. Ma non posso non puntare il dito contro le istituzioni (Comuni, Asl) che non sono in grado di far fronte al randagismo in maniera seria, in maniera oculata e funzionale. Una campagna di sterilizzazione ad hoc, un canile municipale funzionante, uno sportello per i diritti degli animali per la prevenzione del randagismo, una campagna di educazione cinofila sociale”.
Minoli ci ha inoltre indicato un piccolo, prezioso vademecum in caso di necessità:
”Se incontri un gruppo di randagi, non guardare negli occhi nessuno di loro. E' vista come una minaccia.
Non compiere movimenti bruschi o veloci. Potrebbero identificare nel vostro, l'atteggiamento di una preda che fugge.
Non correte se non in caso di estrema necessità, riparandovi in una zona elevata, non raggiungibile. possibilmente in macchina.
Non sorridere. I denti potrebbero essere visti come una voglia di confrontarsi, ha lo stesso significato del ringhiare. Per i cani costituisce una minaccia.
Non accovacciarsi, non piegarsi, non interagire con loro. Sono tutti atteggiamenti che potrebbero essere letti come sottomissione. Rimanete impassibili ed indifferenti.
Non dar loro da mangiare o da bere. Se affamati, potrebbero entrare in competizione fra loro, e sicuramente con voi che possedete una risorsa primaria.
Nel caso voleste sfamarli, lasciate delle porzioni di cibo e di acqua in loro assenza, possibilmente lontano dal centro abitato.
Telefonate ai Vigili Urbani (080761014) e segnalate la presenza dei randagi, annotando l'ora e il luogo in cui si trovano.
In caso di aggressione da parte di un randagio, porsi leggermente di lato e stendere il braccio sinistro lateralmente, "offrendolo" come punto da attaccare e tenendo riparati tutte le zone vitali . Nel momento dell'aggressione, intervenire con il braccio e la mano destra, cercando di sollevare il cane dalla coda o dalle zampe posteriori o afferrare il cane in un punto dal quale non gli permetta di mordere (tipo la collottola, subito dietro la nuca). Mi rendo conto che non è semplice, ma in caso di necessità potrebbe salvarvi da conseguenze peggiori.
Se siete soliti frequentare zone popolate da randagi, utilizzare gli spray antiaggressione al peperoncino, direzionando il getto verso il muso del cane. Questo dovrebbe metterlo fuori combattimento per tutto il tempo necessario ad allontanarsi e mettersi al riparo”.
Per informazioni: Claudio Minoli, 339.3553035 - www.psycodogs.it Il blog: www.comunicane.com/dblog E-m@il: psycodogs@gmail.com
Di Admin (del 19/08/2007 @ 18:14:03, in senza parole, linkato 723 volte)
attenzione! le immagini seguenti sono particolarmente crudeli. se ne sconsiglia la visione da parte dei bambini e di persone sensibili.
sempre che esistano persone sensibili. si, perchè io non mi sento più una persona sensibile. sono carnivoro, mangio la carne di vitello, di coniglio, di pollo, di maiale. non ho mai mangiato carne equina in vita mia, e mai lo farò. ma mi faccio un pò schifo lo stesso. senza falsi moralismi. mi faccio un pò schifo. non tanto, non poco, giusto quel pò che mi permetta di osservare le seguenti immagini e farmi sentire un verme. anzi no, un essere umano...
“Io mi domando con stupore in quale circostanza e con quale disposizione spirituale l'uomo toccò per la prima volta con la bocca il sangue e sfiorò con le labbra la carne di un animale morto; e imbandendo le mense di corpi morti e corrotti, diede altresì il nome di manicaretti e di delicatezze a quelle membra che poco prima muggivano e gridavano, si muovevano e vivevano. Come poté la vista tollerare il sangue di creature sgozzate, scorticate, smembrate, come riuscì l'olfatto a sopportarne il fetore? Come mai quella lordura non stornò il senso del gusto, che veniva a contatto con le piaghe di altre creature e che sorbiva umori e sieri essudati da ferite mortali?".
in quest'ultima foto si vede la testa di un cavallo, e mi impressiona vedere la somiglianza con la mia Selvaggia (presa dal macello, salvata dal macello oramai 2 anni fa). e mi sento un pugno nello stomaco. mi sento una tale rabbia e un senso di impotenza mai provato. c'è qualcuno che mi può spiegare il perchè di tutto questo?
Paquita scodinzola felice, Simba vuole le coccole, Trilly zompetta, Ringhio è diffidente e Zeus abbaia apparentemente minaccioso, ma nonostante la stazza si vede che è un bonaccione.
I cani, 16 in tutto di ogni grandezza e razza, sono gli "ospiti" della pensione "Psyco Dogs", un centro di addestramento immerso nel verde sulla strada Acquaviva-Sannicandro. Il centro è gestito con entusiasmo e amore smisurato per gli amici quattrozampe da Sara e Claudio Minoli, 27 e 28 anni.
«Abbiamo prenotazioni da maggio fino a tutto settembre. Siamo stati costretti a dire di no a tantissime persone - ci spiega Sara - ma i 16 box sono al completo, ed inoltre dobbiamo occuparci anche dei nostri 35 cani». E sì, perchè sembra che l'occupazione principale dei due ragazzi sia quella di prodigarsi per cani randagi, trovatelli ed ogni batuffolo quattrozampe bisognoso di affetto.
Il centro, che si occupa di socializzazione, edicazione e di rieducazione comportamentale per cani di ogni età, nel periodo estivo si popola anche dei cani impossibilitati a seguire i padroni verso le mete turistiche. «Il momento del distacco è un trauma - racconta Sara - ma non per il cane! Per lui si apre un mondo nuovo: grandi spazi, nuovi amici, giochi e attività varie. Di solito il probelma è per il padrone, per il quale staccarsi dall'amato quattrozampe anche solo per una settimana appare un sacrificio enorme, una vera sofferenza. E noi che amiamo gli animali possiamo capirli».
Ma qual è la giornata tipo del cane ospite della pensione? «La giornata ha ritmi ben precisi - dichiara Claudio - ed inizia alle 6:30 con la sveglia, prosegue con la passeggiata, la colazione, il lavaggio del box, la cena e la passeggiata serale. Il tutto condito da giochi e attenzioni». Un trattamento che costa ai padroni del cane 15 euro al giorno, compresi pulizia e cibo.
I box, ognuno dei quali dotato di impianto di riscaldamento, spesso viene personalizzato dal padrone, che lo arreda con la lettiera, i cuscini, le ciotole ed i giochi soliti del cane, per farlo sentire un po' a casa. «La verità - ci confida Sara - è che spesso i cani non voglio più andar via di qui». Immaginate il disappunto dei padroni!
Fino a qualche tempo fa le discipline sportive, nel campo sportivo, erano aperte esclusivamente ai cani di razza. Con l'avvento dell'agility, c'è stato un profondo cambiamento, sia in termini culturali, sia in termini educativi. Le gare di agility sono aperte anche ai meticci, e non è raro vedere piccoli incroci, schizzare sugl'ostacoli come piccoli diavoli. Nel campo della IPO, purtroppo ci sono ancora parecchie restrizioni. Possono partecipare solo talune razze, e ahimè, per raggiungere un risultato, molti conduttori non esitano ad utilizzare metodologie coercitive.
Ma qualcosa sta cambiando anche nel mondo del lavoro. e vi spiego il perchè.. in collaborazione con il CSAA (www.csaa.it), abbiamo deciso di organizzare un corso per giudici e figuranti di una nuova disciplina, il WORK (www.workcsaa.it) che prevede dei sensibili cambiamenti nel mondo dell'utilità, dell'obedience, della protezione civile e dell'agility stesso.
Corso Regionale CSAA
per formazione Giudici e Figuranti Work - CSAA
21 e 22 Luglio 2007 Relatori:
Riccardo Morelli - Responsabile Work CSAA
Cristina Dominici - Coordinatrice Comitato Nazionale Work-CSAA
Alessandro Paolucci - Figurante nazionale Work CSAA
Programma del corso:
Il CSAA Il WORK Filosofia di valutazione nel work difesa ed obedience Struttura organica delle prove work Cenni di psicologia del cane di supporto al giudizio agonistico Impedimenti fisici all'agonismo Gli esercizi nelle prove work analizzati nella loro valenza,peculiarità, progressione didattica nel rispetto della psiche del cane Sull' aggressività in natura Gli esercizi di difesa nelle prove work Il morso, la presa e la pulsione alla lotta La figura del giudice e del figurante work Prove pratiche di valutazione Prove pratiche per figuranti
Crediti formativi Apnec = 16 cf Costi : €.150,00
(Soci APNEC - CSAA €. 100,00) Data : 21 e 22 Luglio 2007